Il ConvegnoThe CONFERENCE

Come non annoiarsi ai ConvegniHow not to get bored at Conferences.

IL CONVEGNO

 

La cosa davvero brutta e noiosa dei convegni, è il dopo convegno, quando cioè tutti i partecipanti si appartano a piccoli gruppi ed iniziano a parlare solo di lavoro, commentando il convegno stesso e raccontandosi i piccoli problemi accaduti nei loro rispettivi uffici. Io non lo sopporto: Ho già la testa che mi scoppia come un pallone e non ho nessuna intenzione di lasciarmi coinvolgere e trascinare in questo orribile rituale.

Certo la prospettiva di trascorrere una serata da solo in questa città dove non conosco nessuno non è sicuramente esaltante, però non voglio gonfiarmi la testa e altro di parole, parole, parole sullo stesso argomento.

Così, fra la sorpresa generale saluto tutti e, dicendo di avere un appuntamento, mi allontano.

Sento gli occhi degli altri posarsi su di me e gli interrogativi di tutti rimbalzarmi addosso: avrà un appuntamento galante? Andrà in qualche casa dove ci sono le “donnine”? o ha un appuntamento con il Direttore Generale ed è pronto a farci le scarpe a tutti? Naturalmente nessuna delle tre opzioni: semplicemente preferisco uscire da solo piuttosto che restare ancora in loro compagnia, ma questo forse loro non lo capiranno mai.

L’aria fresca e pungente di novembre mi arriva dentro come una frustata benigna e mi fa scuotere.

Non è certo il clima ideale per una passeggiata questo, per cui cerco un bar dove infilarmi, ma non uno qualsiasi, ma un bar elegante dove valga la pena sedersi a bere qualcosa di caldo prima di scegliere quale film andare a vedere al cinema.

Quando entro nel bar giusto, mi siedo infreddolito con l’intenzione di ordinare un te bollente.

Finalmente, ripresomi un po’, mi guardo intorno ed ecco che rimango colpito: al tavolo di fronte c’è una signora, che non solo è davvero molto bella, ma è anche sola!

Che sia un segno del destino che mi ha fatto entrare in quel bar e mettermi di fronte a lei!

Inizio a guardarla meglio: è molto elegante, ha un tailleur con una camicetta sotto e con la gonna sul ginocchio che, accavallando le gambe, lascia intravedere la coscia davvero ben fatta. Anche il seno, malgrado sia coperto dalla giacca, si intuisce assai prosperoso: proprio come piace a me.

Cerco di catturare il suo sguardo, perso in chissà quali pensieri, e nel contempo non smetto di ammirarle le gambe. Lei continua ad ignorare assolutamente la mia presenza.

Sembra aspettare qualcuno, certamente il suo uomo.

Mi sento invisibile, ma non so come catturare la sua attenzione. Finalmente, attirata dal cameriere che è venuto al mio tavolo per l’ordinazione, si accorge della mia esistenza e, subito, delle mie insistenti attenzioni.

Ha uno sguardo penetrante e degli occhi stupendi! Adesso, anche dopo che il cameriere è andato via, di tanto in tanto butta un’occhiata dalle mie parti, per vedere se ci sono e se insisto nel considerarla il mio sole.

Naturalmente adesso si accorta anche dei miei sguardi rivolti al suo corpo e credo ne sia lusingata.

Accavalla ancora le gambe e adesso la gonna è davvero risalita molto, per cui la coscia è quasi completamente scoperta. Mi accorgo, anche a costo di far brutta figura, di non riuscire a staccare gli occhi dalle sue gambe.

Lei, che ovviamente se n’è accorta, sembra quasi divertita di questo gioco, nel quale io sono privo di volontà: lei decide che gioco fare accavallando le gambe o guardandomi in certo modo, io sono completamente alla sua mercé.

Malgrado sono certo aspetti qualcuno, penso sia arrivato il momento di andare da lei, ma mentre sto per alzarmi elaborando mentalmente una qualche scusa per parlarle, una ragazza entra nel bar e si avvicina a lei, la chiama “Giuliana”, lei si volta, si salutano baciandosi e si risiedono.

Sono affranto da una parte, un po’ consolato dall’altra. Affranto per l’occasione che sta sfuggendo, consolato perché almeno non aveva appuntamento con un uomo.

Le ragazze ordinano da bere ed iniziano un chiacchiericcio fitto:

chissà se parlano anche di me?

Lei, infatti, ogni tanto lancia uno sguardo dalla mia parte, come per rassicurarsi che io ci sia ancora.

E dove altro potrei andare con quella calamita composta dalle sue gambe e dal suo sguardo?

Ogni tanto continua ad accavallare le gambe e, mi sembra, che ogni volta che lo fa, guardi dalla mia parte per seguire la mia reazione. Forse sto facendo la figura dell’imbecille sia con lei, sia con altri avventori che si saranno accorti di tutto. Ma non m’importa. Quando dopo un po’ si alzano per uscire, rimango un po’ indeciso su cosa fare, ma sulla porta lei si volta dalla mia parte e mi lancia uno sguardo carico di aspettative. Ancora una volta mi sento in una partita di scacchi, dove lei è la giocatrice, mentre io un pezzo della scacchiera nelle sue mani.

Infatti come un automa, mi alzo anch’io, pago in tutta fretta ed esco con il terrore di perderle.

Per fortuna dato il freddo, per le strade non c’è molta gente, così le vedo un po’ più avanti che, con incedere lento, continuando a parlare, si dirigono verso il cinema lì vicino.

Ancora una volta sulla soglia d’ingresso, lei si volta per controllare che io ci sia ancora, poi entra nell’atrio

Non so che film ci sia, ma non me ne importa assolutamente.

Entro anch’io, faccio il biglietto di corsa e mi accodo a loro due.

Nel buio della sala la maschera fa luce.

Le due ragazze si accomodano in una fila semivuota. L’amica al primo posto, lei, il mio angelo guida, al suo fianco. Resto lì in mezzo al corridoio pensando come agire, mentre la maschera mi indica più file completamente vuote.

Per evitare problemi mi siedo nel primo posto libero che trovo, da dove, però posso controllare la ragazza.

Durante l’intervallo mi accorgo che il cinema è mezzo vuoto, così come è vuota la fila dove sono sedute le ragazze. Quando si spengono le luci, è questione di un attimo, mi alzo e decido di entrare nella fila dove sono sedute le due ragazze facendo il giro. Così facendo mi trovo seduto al fianco di lei, mia stella cometa. La manovra è decisamente strana e sospetta, visto che il cinema è mezzo vuoto, ma tanto meglio, così lei capirà inequivocabilmente. Il secondo tempo è iniziato da un po’ (chissà che film sarà: non ho visto assolutamente niente) ed io sono assolutamente imbarazzato: vorrei cercare un contatto, ma non so come fare senza scadere nella volgarità e rischiare un ceffone.

 

Metto la mia mano sul bracciolo e sfioro la sua quasi casualmente.

Poi, più deciso, metto la mano sulla sua.

Nessuna reazione.

Resterei così, mano nella mano per ore, ma dopo un po’, aiutato dal buio che copre il mio rossore, faccio scendere la mano sulla sua gamba. Improvvisamente sento una reazione violenta e, con un’eccitazione esagerata, il mio uccello cresce incontrollabile. Risalgo con la mano senza trovare ostacoli o reazioni e, con mia grande gioia, scopro che non ha collant, ma calze autoreggenti, per cui arrivo a toccare la sua pelle nuda e fresca.

Quindi metto la mano sulle mutandine ed accarezzo ripetutamente il suo sesso.

Poi tolgo la mano, prendo la sua e la poggio sui miei pantaloni, all’altezza giusta.

Anche lei inizia a sfregarmi i pantaloni, poi apre la zip e mette la mano dentro, al caldo, trovando subito il mio uccello al massimo dell’eccitazione.

Io rimetto la mano sotto la sua gonna, scosto le mutandine e le accarezzo le labbra.

Da lei nessuna reazione se non un piccolissimo movimento dettato da un brivido di piacere.

Allora si sposta un po’ per sistemarsi meglio, quindi infilo un dito dentro, poi due.

Restiamo così a lungo, dandoci piacere reciproco. Quando il film arriva alla scena finale, lei mi toglie la mano e si ricompone, così faccio anch’io, che già pregusto un piacevolissimo dopo serata.

Appena scorrono i titoli di coda, le due ragazze si alzano quasi di scatto, lasciandomi spiazzato.

Immaginavo che, a quel punto, saremmo usciti insieme, mentre invece mi trovo ancora una volta a doverla rincorrere. Una volta fuori passa un taxi e, come accade solo nei film americani, lei fa un cenno con la mano e quello si ferma. Mentre sta per salire lei si volta verso di me, che speranzoso aspetto un suo gesto, mi sorride, mi manda un bacio con le labbra e s’infila scomparendo rapidamente dalla mia vista e dalla mia vita per sempre. Frastornato rientro nell’albergo dove gli altri convegnisti stanno ancora discutendo di una tesi proposta nel corso della giornata e, quelli con cui ho più confidenza mi interrogano curiosi sulla mia serata.

Decido di tacere l’accaduto, tanto nessuno mai ci crederebbe ed anch’io, a pensarci bene, non sono affatto sicuro che tutto sia avvenuto realmente.

 

 

 

THE CONFERENCE

 

The really bad and boring thing about conferences is after the conference, when all the participants go to small groups and start talking only about work, commenting on the conference itself and telling each other about the small problems that have occurred in their respective offices. I can’t stand it: I already have my head bursting like a balloon and I have no drag to get involved and drag myself into this horrible ritual.

Of course the prospect of spending an evening alone in this city where I don’t know anyone is certainly not exciting, but I don’t want to puff up my head and more of words, words, words on the same topic.

So, amid the general surprise, I greet everyone and, saying I have an appointment, I leave.

I feel the eyes of others alight on me and everyone’s questions bounce back on me: will you have a gallant date? Will he go to some house where the “flozies” are? Do you have an appointment with the General Manager and is he ready to make everyone’s shoes? Of course none of the three options: I simply prefer to go out alone than stay with them again, but perhaps they will never understand this.

The cool, pungent air of November comes inside me like a benign whip and makes me shake.

It is certainly not the ideal climate for a walk, so I look for a bar to slip into, but not just any one, but an elegant bar where it is worth finding a hot drink before choosing which movie to go to the cinema.

When I walk into the right bar, I sit chilled with the intention of ordering hot tea.

Finally, I recovered a little, I look around and I am struck: at the table in front there is a lady, who is not only very beautiful, but she is also alone!

May it be a sign of fate that made me walk into that bar and stand in front of her!

I begin to look at her better: she is very elegant, she has a suit with a blouse underneath and with a skirt on the knee which, crossing her legs, reveals her really well-made thigh. Even the breasts, despite being covered by the jacket, can be sensed very prosperous: just as I like it.

I try to catch her gaze, lost in who knows what thoughts and at the same time I can’t stop admiring her legs. She continues to absolutely ignore my presence.

She seems to be waiting for someone, certainly her man.

I feel invisible, but I don’t know how to get his attention. Finally, attracted by the waiter who came to my table to order, she realizes my existence and, immediately, my insistent attentions.

He has a penetrating gaze and beautiful eyes! Now, even after the waiter has left, from time to time she glances in my part, to see if I am there and if I insist on considering her my sunshine.

Of course now she is also aware of my looks at her body and I think she is flattered.

Push her again and now the skirt is really going up a lot, so the thigh is almost completely exposed. I realize, even at the cost of making a bad impression, of not being able to take my eyes off his legs.

She, who obviously has noticed it, seems almost amused by this game, in which I am without will: she decides what game to play by crossing her legs or looking at me in a certain way, I am completely at her mercy.

Although I’m sure I’m waiting for someone, I think it’s time to go to her, but as I’m about to get up, mentally elaborating something to talk to her, a girl enters the bar and approaches her, calls her “Giuliana”, she turns around, they greet each other by kissing and sit down.

I am heartbroken on the one hand, a little consoled on the other. Distraught by the opportunity that is slipping away, consoled because at least he didn’t have an appointment with a man.

The girls order drinks and start a busy chat:

who knows if they talk about me too?

In fact, she occasionally glances in my direction, as if to reassure herself that I am still there.

And where else could I go with that magnet made up of her legs and her gaze?

Every so often he keeps crossing his legs and, it seems to me, that every time he does, he looks my way to follow my reaction. Maybe I’m looking like a fool both with her and with other patrons who have noticed everything. But I don’t care. When after a while they get up to go out, I am a bit undecided about what to do, but at the door she turns my way and throws me a look full of expectations. Once again I feel like I’m in a game of chess, where she is the player, while I am a piece of the board in her hands.

In fact, like an automaton, I get up too, pay in a hurry and go out with the terror of losing them.

Fortunately, given the cold weather, there are not many people on the streets, so I see them a little further ahead that, with a slow pace, continuing to talk, they head towards the nearby cinema.

Once again on the threshold, she turns to check that I am still there, then enters the hall.

I don’t know what movie there is, but I don’t care at all.

I walk in too, I get the ticket and I walk up to the two of them.

In the darkness of the room the mask sheds light.

The two girls take a seat in a half-empty row. The friend in the first place, she, my angel guides, by her side. I stand there in the middle of the corridor thinking how to act, while the mask shows me several completely empty rows.

To avoid problems I sit in the first free place I find, from where, but I can control the girl.

During the break, I realize that the cinema is half empty, as is the row where the girls are sitting. When the lights go out, it is a matter of a moment, I get up and decide to enter the row where the two girls are sitting making the rounds. In doing so I find myself sitting next to her, my comet. The maneuver is decidedly strange and suspicious, since the cinema is half empty, but so much the better, so you will understand unequivocally. The second half has started a while ago (who knows what movie it will be: I have not seen anything at all) and I am absolutely embarrassed: I would like to look for a contact, but I don’t know how to do it without falling into vulgarity and risking a slap in the face.

I put my hand on the armrest and touch his almost casually.

Then, firmer, I put my hand on hers.

No reaction.

I would remain like this, hand in hand for hours, but after a while, helped by the darkness that covers my redness, I let my hand down on his leg. Suddenly I feel a violent reaction and, with exaggerated excitement, my dick grows out of control. I go up with my hand without finding obstacles or reactions and, to my great joy, I discover that she has no tights, but stockings, so I come to touch her fresh, naked skin.

So I put my hand on her panties and repeatedly stroke her sex.

Then I remove my hand, take his and place it on my pants, at the right height.

She too starts rubbing my pants, then opens the zip and puts her hand inside, warm, immediately finding my dick at the height of arousal.

I put my hand back under her skirt, pull back her panties and caress her lips.

From her no reaction except a very small movement dictated by a thrill of pleasure.

Then he moves a little to settle down, so I stick a finger inside, then two.

We stay like that for a long time, giving each other mutual pleasure. When the film arrives at the final scene, she takes my hand away and puts herself back together, so do I, already looking forward to a very pleasant after-evening.

As soon as the credits roll, the two girls almost jump up, leaving me blown away.

I imagined that, at that point, we would go out together, while instead I find myself once again having to chase her. Once outside a taxi passes by and, as only happens in American films, she waves her hand and it stops. As she is about to go up she turns to me, I hopefully await her gesture, she smiles at me, sends me a kiss with her lips and slips, quickly disappearing from my sight and my life forever. Dazed, I return to the hotel where the other conference attendees are still discussing a thesis proposed during the day and, those with whom I have more confidence are curious about my evening.

I decide to keep quiet about what happened, so no one would ever believe it and even I, thinking about it, am not at all sure that everything really happened.

 


Anto Laro

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